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Materiale - cosa è il corallo -
cenni sulla sua natura -
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corallo è ricavato da colonie di celenterati.Le
colonie sono formate da polipi che crescono formando uno scheletro
di carbonato di calcio che funge loro da sostegno e da protezione.
Esistono due tipi di polipo a sei e a otto tentacoli. Nelle lavorazioni
di gioielleria si usano quelli a otto ; infatti gli esacoralli (quelli
delle barriere coralline) per le loro caratteristiche di scarsa compattezza
non sono adatti a tale scopo . I coralli usati per la lavorazione
si pescano principalmente nei mari giapponesi e in quelli mediterranei
Il colore più comune del corallo è il rosso nelle sue gradazioni fino
al bianco che vengono distinte commercialmente in : corallo moro ,
rosso , rosa , pelle d’angelo,bianco.
Il corallo del Mediterraneo
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Pescato in Italia (Calabria, Campania, Lazio,Toscana,
Liguria, Sicilia, Sardegna), Grecia , Jugoslavia, Corsica, Francia,
Spagna,Marocco, fu il corallo più lavorato nel XIX secolo. Della specie
:Corallium Rubrum, presenta un colore generalmente rosso con tonalità
tendente allo scuro o al rosso vivo, molto raramente può presentare
un colore rosa pallido. E' costituito da cespi alti in media 20-25
cm e larghi dai 10 ai 15 cm. Il diametro dei rami varia da 1 a 15mm.Il
peso di ogni cespo oscilla dai 100 e 150g potendo però raggiungere
con un altezza di 60cm anche i 1500g. Viene pescato nelle aree menzionate
(alcune non più produttive ) a profondità che variano dai 30/50m(di
solito di scarsa qualità), fino a oltre i 150m.
Intensivamente pescato tra il 1875 e il 1887
in Sicilia, a circa trenta miglia dalla costa di Sciacca alle profondità
che vanno dai 150 ai 200m. Presenta una colorazione rosa salmone,
dall'intenso al pallidissimo, talvolta con delle macchie di colore
giallo tendente al bruno e al nero dovute all'azione ossidante di
alcuni batteri che, attaccando le componenti ferrose del corallo,
determinano le bruniture . Questo corallo giaceva ammassato in enormi
quantità su di un fondo fangoso e si presentava a rami lunghi e affusolati
con spessore medio di circa 7mm.
Fu la 'materia prima maggiormente utilizzata
per la produzione italiana soprattutto praticata a Torre del Greco
(Napoli),tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo . Della specie
Corallium Japonicus, Elatius,Secundum,Kanojoi, le principali colorazioni
e tonalità in cui si può presentare sono: bianco (shiro),bianco rosato;
rosa pallido o 'pelle d'angelo' (bochè); rosso vivo o 'cerasuolo'
(momo); rosso scuro o 'moro' (aka); Il colore presenta sempre una
venatura (anima) di colore bianco nei coralli rossi,rosa in quelli
chiari. Pescato ad oltre 200 metri di profondità è costituito da cespi
disposti su un unico piano a ventaglio. L'altezza media è di 30-40
cm (tranne il cerasuolo che può raggiungere il metro) ed il diametro
dei rami è di 160mm circa. Luoghi di pesca: in Giappone : baia di
tosa,isola Hachijo,isoletta Goto,isola Ogasawara ; Formosa ; isole
Pescadores.
Individuati tra il 1965 e il 1979 e pescati
in diverse aree del pacifico Midway(1965):di colore bianco o rosa
punteggiato o striato di rosso .Vive ad una profondità di 300-400
metri; presenta cespi a ventaglio di media grandezza . Garnet(1970):colore
rosa molto intenso tendente al giallo.Vive a una profondità di 500-700
metri .Ha rami piatti e contorti e cespi simili a quelli del corallo
mediterraneo . Miss(1976):colore rosa tendente al violaceo.Presenta
cespi a ventaglio e rami schiacciati tra i 5 e i 10 mm di spessore.
DEEP Sea(1979):colore rosso per i rami piccoli , con tonalità che
tende a schiarirsi quanto più il ramo si ispessisce. I cespi sono
disposti a ventaglio o a tronchi paralleli,spesso schiacciati,di 50-70cm.Vive
ad una profondità tra gli 800 e i 1500 metri.
Tecniche di lavorazione del corallo
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Il corallo viene impiegato sia come pietra
preziosa in gioielleria ; sia nella fabbricazione di oggetti artistici
e decorativi. Due sono, in estrema sintesi, i settori di produzione:
il "liscio", la lavorazione cioè a carattere più seriale, a sua volta
in passato distinta in "tondo e rotondo" e "roba di fabbrica"; e "l'incisione",
la realizzazione di lavori particolari e raffinati
L'incisione del corallo permette di ottenere
manufatti dalle forme più disparate e nonostante le contorte
e complesse quanto poco prevedibili fattezze del corallo
si ottengono in alcuni casi vere e proprie sculture. l'incisione
come nella lavorazione a liscio avviene per asportazione
di materiale. Gli strumenti utilizzati sono oltre alle seghe,
mole abrasive , lime ,sono utilizzati altri strumenti che
permettono una maggiore precisione quali bulini e frese
. Le frese vengono utilizzate grazie a motori elettronici
;possono essere di materiali e dimensioni molto varie. Le
frese più usate sono con assi in acciaio e testa
o in carburo di tungsteno o in smeriglio o in diamante.

Le frese applicate a micromotori elettrici permettono una
asportazione del materiale più agevole e veloce di
quanto si possa fare con i bulini ma non si ottengono gli
stessi effetti superficiali.
Realizzazione LUDOVICO D'ELIA Medusa
:: corallo :: 3,7x3,4x0,7 cm
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Realizzazione LUDOVICO D'ELIA
la vanità 1999 :: corallo
:: 14x4x4 cm
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| Per lavorazione a liscio si intende la lavorazione
di manufatti per la gioielleria di forma geometrica . Questa
lavorazione avviene mediante asportazione di materiale per mezzo
di: seghe, mole abrasive , lime ecc. La lucidatura viene ottenuta
mediante burattatura o per lucidatura a cera . |
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- Scelta del corallo grezzo: il materiale grezzo pescato veniva
lavato e diviso secondo dimensione, forma e colore, per poterne
poi scegliere la più conveniente utilizzazione. Particolare la
terminologia per distinguere il grezzo secondo la grossezza: terraglio:
cime e rametti sottili; terraglione: rametti più grossi; barbaresco:
rami di 4-5 mm. di diametro; corpo: rami di oltre 55 mm. di diametro;
mostra: parte di maggior grossezza; paccottiglia: tronchi più
diritti e senza ramificazioni;
- Taglio: si svolgeva su un apposito banco di legno, incidendo
il pezzo prima con una lima di acciaio a triangolo, poi più profondamente,
con una spada a sega e recidendolo, infine, con una grossa tenaglia;
- Crivellatura: il corallo, già tagliato, diviso a gruppi e selezionato
per colore, passava per una serie di crivelli dal fondo di ottone,
con fori gradualmente più grandi, per ottenere varie partite di
diverse misure;
- Foratura: utilizzando un trapanetto ad arco munito di punta
di acciaio, il corallo veniva forato o a "passatoio", cioè da
parte a parte, per essere infilato in collane; o a "mezzobuco",
nel caso di bottoni, palline, pendoli da fissare su perni;
- Spianatura: in tale fase, il corallo, infilato in un filo di
ferro rigidamente teso, veniva sgrossato su una mola di pietra
arenaria;
- Arrotatura o Arrotondatura : è la modellatura. Per la "roba
di fabbrica", era effettuata con una grossa mola, azionata a mano.
Per il "tondo e rotondo", occorreva una ulteriore rifinitura con
una lima di acciaio temperato a punta, detta "quadrella", per
rendere perfetta la curva del pallino;
- Depurazione del colore naturale per restituire al corallo il
suo colore naturale e renderlo più vivo, esso veniva immerso in
un bagno di acqua ossigenata;
- Lucidatura (Lustrata): i coralli venivano posti in sacchetti
di tela o barili mossi eccentricamente insieme ad acqua saponata,
polvere di pomice e di corno di cervo calcinato, per sfruttare
l'azione abrasiva di tali sostanze
- Assortimento: i coralli venivano ulteriormente selezionati
secondo misura, colore e qualità;
- Infilatura: i coralli così assortiti erano composti in fili
di varia lunghezza;
- Frange: fili composti da cime sottili
di corallo, lunghe dai 5 ai 50 mm. circa, bucate in senso orizzontale
in prossimità di una delle due estremità; la lunghezza dei coralli
è digradante dal centro verso le estremità;
- Spezzati: fili composti da piccole
cime di corallo lunghe dai 4 ai 10 mm. circa, bucati al centro
in senso orizzontale;
- Rocchielli: piccole cime di corallo
poco più spesse degli spezzati, diritte e con i bordi leggermente
torniti;
- Cupolini: rocchielli a punte
completamente tornite;
- Mezzi finiti: tronchetti di corallo
simili ai cupolini ma lavorati al centro in modo da diminuirne
lo spessore. Questo consentiva maggiore aderenza ad incastro tra
i coralli, così da renderne più fitta la sequenza;
- Finiti: ulteriore lavorazione
dei mezzi finiti: che permetteva di ottenere due pallini uniti
tra loro. Nel punto di unione era praticato il foro per l'infilatura;
- Cannettine: tronchetti diritti,
di misura e spessore variabili, levigati in modo da assumere una
forma cilindrica e bucati in senso longitudinale;
- Mezzania: cannettine molto corte
(fino a un massimo di 6 mm.), con i bordi smussati;
- Chiattelle: rondelle di corallo,
più o meno spesse, con i bordi arrotondati;
- flotticelle: cilindri di corallo
appena smussati alle estremità. Venivano preparati in fili da
45 a 240 cm. di lunghezza;
- Olivette: coralli a forma di
oliva, più o meno allungate;
- Corpetti: piccoli globi di corallo,
di lunghezza leggermente inferiore alle botticelle;
- Corpi: corpetti leggermente più
grandi (4-5 mm. di diametro);
- Filotti: oggi denominati "corallo
di fabbrica", hanno forma simile ai corpi ma dimensioni maggiori;
- Tondo: pallini perfettamente
sferici
- Maometti: tronchetti lunghi dai
3 ai 5 cm. e spessi 8 mm. circa e bucati in senso longitudinale.
Di queste lavorazioni solo alcune sono ancora oggi in uso.
- Colletti: fili di spezzati lunghi
18 cm.;
- Sciarpe. spezzati e rocchielli
lunghi circa 120 cm.;
- Filo di grossezza: filo in cui
venivano raccolti i coralli più grandi della partita lavorata;
- Mazzi di grossezza: mazzi formati
da un filo di grossezza e 24 fili tra loro uguali per forma e
dimensioni;
- Codini: piccoli fili che raccoglievano
pochi grani di corallo molto grossi;
- Caporesti: mazzi di fili dai
6 ai 12 mm. di spessore che raggiungevano un peso di 250 gr. ciascuno;
- Fili accodati: fili con coralli
dello stesso taglio posti in ordine decrescente dal centro verso
le due estremità;
- Fili uguali: fili con coralli
dello stesso taglio e della stessa grandezza.
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